Quando Souad Asla entra in scena sono tutti i suoni del deserto del Sahara che vibrano intorno a lei. La sua musica è una miscela di suoni antichi e moderni, e l’atmosfera magica dei suoi concerti, dove si uniscono suoni, danza, canti e percussioni africane, ci trascina, ci trasporta in un viaggio fuori dal tempo.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.
BIOGRAFIA
Originaria di Bechar (città situata nel Sud-Ovest dell’Algeria) Souad Asla, degna erede della tradizione gnawa è cresciuta vicina a Hasna el Becharia che considera come sua Maestra.Souad perpetua una musica ancestrale importata dall’Africa Nera fino al Nord di questo continente. E’ una donna dallo spirito nomade, appartiene alla nuova generazione, onora i ritmi antichi ma li miscela a sonorità contemporanee…
E lei racconta:
“ho la sensazione di una rivolta profonde all’interno di me stessa, non voglio rifare il mondo ma vorrei solo illustrare questa grande ingiustizia che lo gestisce e contro laquale non posso probabilmente nulla, ma perlomeno la denuncio”.
Nei miei testi vi è anche una profonda spiritualità che mi vengono dalla mia cultura dove i principi di base sono il riposo dell’anima e la semplicità La mia spiritualità appartiene a tutti gli dei, da quando sono piccola sono nata musulmana ma provengo da un ambiente di cultura multietnica dove ognuno coltiva il proprio Islam.
Per me la religione significa prima di tutto amore con la A maiuscola, so che si tratta di un’utopia ma lo rivendico nei miei testi visto che nella realtà non è proprio così.
La mia musica è contaminata da diverse radici , quelle che appartengono al deserto, le mie radici africane e che riconosco con forza, spesso noi Algerini non siamo considerati Africani, mentre basta guardare la mia faccia per capire da dove provengo!
Inoltre le sonorità dei miei brani sono impregnati di Gnawa, ma anche di reggae, di ragha, di blues, che sono tutte forme musicali che ho assorbito con la mia famiglia durante l’infanzia.
Poi ci sono i miei 17 anni di esilio, quelli che mi hanno permesso di scoprire il mondo, di ascoltare ancora altre forme musicali e di confrontarmi con la miriade di stili musicali che popolano una città come Parigi.
E’ tutto questo mélange che mi ha ispirato, quando invento una melodia canticchio la mia cultura musicale, provengo da un mondo dove la musica appartiene ad una tradizione orale e infatti ricostruisco oralmente tutto, dalla partitura del basso, a quella della chitarra, del umbri, alla mandola e anche alla fisarmonica senza ovviamente dimenticare le percussioni.
Le registro sul mio cellulare, per non dimenticarle e poi vado in sala e costruisco i miei brani con il computer per poi sostituirlo con i strumenti veri.
L’ispirazione di un brano può venirmi da una visione, un luogo, il silenzio del deserto, i paesaggi che mi appartengono, alcuni vengono allegri altri malinconici….”
