Marcello Vitale si avvicina all’universo della chitarra battente con una musicalità che va lontano, oltre la voce apparentemente limitata del suo strumento. Ascoltare un suo concerto ci porta in un’altra dimensione basta lasciarsi trasportare dalla magia della sua chitarra e della sua musica.
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BIOGRAFIA
Marcello Vitale nasce a Benevento l’11 ottobre 1969. Il suo approccio con la chitarra battente è all’età di 15 anni. Sulla base della grande lezione fornita dai maestri della tradizione approfondisce lo studio della chitarra battente dandole maggiore risalto come strumento solista e mettendone in luce le straordinarie possibilità espressive.Nel 1994 si diploma in chitarra classica al Conservatorio di Benevento sotto la guida del M° Raimondo Di Sandro, nel 1996 si laurea in Filosofia all’Università di Napoli.
Nel 1997 si esibisce come solista in Lezioni di Tarantella evento spettacolo a cura di Eugenio Bennato svoltosi a Napoli alla ‘Città della Scienza’. In tale occasione entra a far parte del gruppo Musicanova. All’interno diquesta formazione tiene concerti in Europa, Cecoslovacchia, Polonia, Tunisia, Turchia, Marocco e Australia.
Nel 1999 compone ed esegue, insieme a Lilly Greco e Paolo Raffone, la colonna sonora del film Ferdinando e Carolina della regista Lina Wertmuller che gli vale a Tirrenia (PI), il Premio Europeo ‘Massimo Troisi’ per la migliore colonna sonora.
Nello stesso anno viene eletto membro onorario della Accademia Medicea di Firenze per le sue realizzazioni nell’ambito della musica etnica.
Contemporaneamente partecipa a numerosi festival e rassegne tra cui: EMMAS (Etnic Meeting of Music and Arts in Sardinia) di Olbia, circostanza in cui ottiene un riscontro positivo da parte di Peter Gabriel; WOMAD Adelaide (Australia); Festival Interculturale di Grand Junction, Colorado (USA); Lufthansa Festival of Baroque music (London); Festival Oude Muziek – Utrecht (Holland); Musiques Vagabondes de Loire – Atlantique, Ancenìs (France).
Nel 2000 entra a far parte dell’ensemble di musica barocca Arpeggiata diretto da Christina Pluhar. All’interno di questa formazione incide tre cd per l’etichetta francese Alpha e partecipa ai più importanti festival di musica antica in Europa.
Nel 2005 è chiamato da Roberto De Simone a suonare la chitarra battente nell’opera Socrate Immaginario di Giovanni Paisiello (regia e revisione musicale di R. De Simone) rappresentata nel mese di settembre al Teatro di San Carlo a Napoli.
COLLABORAZIONI
Pino De Vittorio;Pape Kanoute;
NCCP;
Gesuino Deiana;
Alfio Antico;
Carlo D’angiò;
Pietra Montecorvino;
Lucilla Galeazzi;
Christina Pluhar;
EugenioBennato/Musicanova;
Daniele Sepe,
Gianluigi Trovesi,
Roberto De Simone.
LA CHITARRA BATTENTE
Coloro che sentono parlare per la prima volta della chitarra battente non possono fare a meno di chiedersi: da dove salta fuori questo strumento e da cosa le deriva questo nome un po’ ambiguo.La chitarra battente è nata e si è diffusa in Italia a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Il suo nome le deriva dalla tecnica con cui è suonata. A quell’epoca gli strumenti a corda potevano essere a pizzico oppure a “botte”, la botta era quella che oggi siamo soliti definire “pennata”. La chitarra battente appartiene alla seconda categoria, veniva suonata esclusivamente a botte, la mano sinistra si limitava alle posizioni degli accordi e di conseguenza produceva un suono “battente”. Alla prima categoria appartenevano invece strumenti quali il liuto, la tiorba, la chitarra barocca (molto simile alla battente) ecc. considerati più difficili, la cui letteratura era più ricca e la cui tecnica più complessa. La chitarra battente dunque era considerata uno strumento “facile” ovvero alla portata di tutti, musicisti e non. Potremmo dire che essa rivestiva lo stesso ruolo che riveste oggi la chitarra acustica (anche se le sue caratteristiche, come abbiamo visto, sono molto differenti): era al di fuori dei circuiti per così dire “istituzionali”, delle accademie, dei conservatori, ed era utilizzata soprattutto come accompagnamento al canto.
Ma ogni strumento è facile se lo si adopera per eseguire una musica facile. Tuttavia, ciò ha consentito alla chitarra battente di diffondersi rapidamente nell’universo “popolare”, di rimanere in vita e attraverso questo di giungere fino a noi (mentre una diversa sorte è toccata agli strumenti sopra menzionati). Oggi la chitarra battente si trova però, a dover riemergere da un destino di quasi totale emarginazione. Inoltre la diffusione della musica popolare, passata troppo spesso attraverso i meccanismi dell’industria turistica, ha ignorato la sua importanza musicale e ne ha amputato il suo reale valore artistico. Grazie ai contributi dei grandi maestri della tradizione (Andrea Sacco di Carpino – FG, Carmine Arturi di Corigliano Calabro), di musicisti attuali come Eugenio Bennato, Pino Daniele, Antonello Ricci e del sottoscritto, la tecnica della chitarra battente si è evoluta al punto da poter essere considerato oggi uno strumento solista dalle straordinarie possibilità espressive e dal forte potere carismatico.
Durante i miei concerti ho potuto constatare il forte interesse che suscita questo strumento specialmente tra i giovani e ritengo che il suo studio possa generare nuove ed interessanti prospettive sia per quanto riguarda la composizione musicale sia per la tecnica strumentale.
Per troppo tempo i musicisti hanno dimenticato la chitarra battente considerandola arcaica e popolare in senso spesso dispregiativo. Tuttavia esso ha continuato a vivere nella memoria collettiva delle classi contadine e quindi nella produzione degli artigiani. Adesso l’interesse si sta risvegliando grazie all’opera di alcuni musicisti che hanno imperniato la loro attività su questo strumento.
Come ha rilevato giustamente il mio amico Ciro Caliendo autore di un bellissimo saggio sulla chitarra battente (La chitarra battente – Edizioni Aspasia), ” non è corretto dal punto di vista metodologico sostenere una differenziazione netta tra lo strumento popolare e lo strumento colto, non è neppure giusto, partendo dalle caratteristiche strutturali dello strumento, definirlo popolare se su di esso non si esegue un repertorio particolarmente impegnativo, comunemente definito ‘classico’”. Provate ad immaginare come verrebbero considerate oggi la chitarra classica, la chitarra flamenca, la chitarra elettrica se non fossero passate per le mani dei grandi musicisti che ne hanno fatto la storia.
In conclusione si può asserire che la chitarra battente merita nella storia degli strumenti musicali una considerazione maggiore di quanto non ha avuto finora. Pur ritenendo che si sappia poco di questo strumento, non possiamo né ignorare quanto si sa, né continuare ad avvallare erronee informazioni sulla sua origine, sul suo utilizzo e sulla sua storia.
